Al Ciac di Foligno, l'avventura concettuale di Vincenzo Agnetti

di Melisa Garzonio

"Quello che ho fatto l'ho dimenticato a memoria: è questo il primo documento autentico" e ancora: "La cultura è l'apprendimento del dimenticare", per arrivare al mirabile aforisma: "L'artista coglie solo frutti acerbi". E' una posizione paradossale quella di Vincenzo Agnetti, nato a Milano nel 1926 e prematuramente scomparso nel 1981. Eppure, come scrive Bruno Corà nel catalogo della mostra dedicata al grande artista concettuale che dal 23 giugno sarà visibile al Ciac di Foligno, non si capirebbe la sua opera "senza la distillazione del suo autoimposto silenzio e del rinvio-oblio che ne aumenta i gradi di intensità poetica".


 


 Silenzio, vuoto, dimenticanza accompagnano Agnetti fin da quando, giovanissimo, comincia le sue prime esperienze di pittura informale e di poesia visiva (di cui oggi non si conservano tracce) e fa teatro con Giorgio Strehler alla Scuola del Piccolo. Ed è ancora un'esperienza radicale, fondata sul diniego sistematico, quella che lo distingue nell'esperienza concettuale di Azimuth, la rivista e l'omonima galleria fondata nel 1959 da Enrico Castellani e Piero Manzoni. Una frequentazione assidua, seguita dal trasferimento in Argentina, dal '62 al '67, e poi dai viaggi in Scandinavia e in Arabia, raccontati in una serie infinita di pagine da lui denominate "Assenza".


 


Al ritorno, la sua prima personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, dove espone "Principia", una delle sue opere di 'logica permutabile'. Nel 1968, al culmine della contestazione studentesca, espone la sua "Macchina drogata", una calcolatrice Divisumma 14 Olivetti, dove ai centodieci numeri sotituisce altrettante lettere dell'alfabeto (nella foto). "Quel periodo nel suo insieme io lo chiamavo liquidazionismo. nei casi migliori arte no. Arte no era il rifiuto di dipingere, era la presenza, era la presa di coscienza, erano i viaggi. Il lavoro basso, sordo, per una libertà vera, era essere rivolto verso nuovi orizzonti". In poco meno di quindici anni, dal 1967 al 1981, Agnetti ha realizzato dipinti, sculture, azioni e scritti, spesso dedicati al lavoro di amici come Manzoni e Castellani, ma anche Melotti, Calderara, Arawaka, Girke, Pranti, Jochims e altri compagni di percorso.    


 “Vincenzo Agnetti. L'OperAzione concettuale”. Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Dal 23 giugno al 9 settembre. www.centroitalianoartecontemporanea.com


 


 


Ci sono anche queste…


 


Oman, il Paese di Sinbad il marinaio


Un viaggio ideale nella storia di Magan (così era chiamato l'Oman nell'antichità) un Paese bellissimo e dalle tradizioni secolari, ponte di scambio fra  le culture dell'Oceano indiano, del Mediterraneo e della Cina. In mostra documenti che illustrano il paesaggio e i reperti rinvenuti durante le campagne di scavo, molte delle quali relizzate nell'area portuale di Khor Rori e nella fortezza di Salut dall'Ateneo di Pisa.       


Dove: Pisa, Museo di San Matteo


Quando: fino al 7 luglio


Info: tel. 050 541865


Opera cult: la sezione dedicata alla navigazione, dove primeggia il marinaio Sinbad, con le sue avventure alla conquista dei Sette Mari


 


 “Fabio Mauri. The End”


Installazioni, oggetti, performance, opere dell'artista e drammaturgo milanese, protagonista dell'avanguardia italiana a partire dagli anni Cinquanta. La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, mette a confronto, attraverso tre itinerari espositivi, un'arte declinata con i toni della tensione ideologica, con lo scopo di rendere lo spettatore partecipe, emotivamente, della condizione drammatica dell'uomo.


Dove: Milano, Palazzo Reale


Quando: dal 19 giugno al 23 settembre


Info: www.comune.milano.it/palazzoreale


Opera cult: l'immensa installazione "Il Muro Occidentale o del Pianto" (1993), una parete costruita con vecchie valigie di cuoio, alta 4 metri, parte dell'allestimento di "Ebrea" per la 45esima Biennale di Venezia


 


“Chiara Dynys. Look at you-Guardati”


Un progetto concepito dall'artista mantovana per lo spazio postindustriale sui Navigli, centrali le relazioni in gioco fra opera, ambiente e il pubblico, indirettamente chiamato a dare un senso al'evento artistico. Due parti: in una l'invito, la sfida, a guardarsi nei riquadri specchianti di una serie di scatole trasparenti. Nell'altra entrano in gioco i fondamenti della Logica, l'intrigo concettuale nasce da due enunciati apparentemente in contraddizione tra loro, incisi su superfici a specchio nere: "Nulla cade nel vuoto/Nulla nel vuoto".


Dove: Milano, Spazioborgogno


Quando: dal 27 giugno all'8 settembre


Info: www.spazioborgogno.wordpress.com


Opera cult: la grande installazione Look at You realizzata nel 2011 per la Galerie Hollenbach di Stoccarda viene qui presentata integralmente (nei suoi 20 elementi) per la prima volta

20 giugno 2012
 
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