Impressionisti: da San Pietroburgo ad Amsterdam, i prediletti dell'Hermitage

di Melisa Garzonio

Chissà se la bella signora che vediamo svagata nel giardino fiorito immaginava che il suo ritratto avrebbe suscitato un pandemonio. Di certo non se ne faranno un problema i visitatori della mostra che il 16 giugno sarà inaugurata all’Hermitage di Amstedam: “Impressionismo: sensazione & ispirazione”. Quando nel 1867 Claude Monet  dipinge la romantica “Dame au jardin” (nella foto), i critici e i pittori dell’Accademia di Parigi, devoti alle tele eroiche e tumultuose di Eugène Delacroix e Jean-Léon Gérôme, storcono il naso.


Quei fiori, dipinti con strane pennellate liquide, con colori opachi e sfumati, quelle forme sfrangiate e senza contorni scatenano nei maestri della tradizione dominante incontrollabili allergie. Monet e gli altri pionieri del nuovo stile, Pierre Auguste Renoir, Alfred Sisley e Camille Pissarro, con le loro ‘impressioni’ stanno per rivoluzionare i canoni dell’arte ufficiale. Niente sarà più come prima. In cambio, i ribelli offrono impressioni di bellezza indicibile, sensazioni forti che fanno perdere la testa. Usano tinte mai viste, tonalità che cambiano al variare delle stagioni e delle ore, aboliscono il nero e dipingono ombre colorate.


Tutto questo fu guardato con sospetto dai pittori accademici dei Salons parigini, qualcuno intuì che si stava mandando al macero la vecchia cara idea di pittura. Il battesimo del nuovo movimento si celebrò quando Monet propose al Salon di Parigi una sua marina del 1872, intitolata “Impressione, sole nascente”, fu allora che un giornalista, Louis Leroy, coniò quel termine, ‘impressionisti’, in senso dispregiativo, come a dire: pittori da quattro soldi.


Ad Amsterdam si potranno vedere, in gran parata, i dipinti, i disegni e le sculture dell’imponente collezione impressionista del Museo Statale dell’Hermitage di San Pietroburgo. Come non dar ragione al gallerista parigino Paul Durand Ruel, il primo a cogliere nei nuovi pittori qualcosa che nessuno, ancora, sapeva vedere? Così innamorato da indebitarsi fino al collo per aggiudicarsi le loro tele. Tra gli illuminati e i generosi che lo salvarono dal default, è bene ricordare gli industriali moscoviti Mikhail e Ivan Morozov e Sergej Sitsjockin, appassionati d’arte, osarono rischiare, importando in Russia le opere degli sconosciuti francesi.


“Impressionismo: sensazione & ispirazione”. Hermitage Amsterdam info: tel: + 31 (0)20 5308755. Dal 16 giugno al 13 gennaio 2013.
www.hermitage.nl


 


Ci sono anche queste…




Miró. Poesia e luce
E’ attesa a Verona dopo i successi romani, e in gara con la grande retrospettiva in corso fino all’11 settembre alla Tate Modern di Londra, la mostra dedicata all’ultima produzione dell’artista catalano (Barcellona 1893 – Maiorca 1983), curata da Maria Luisa Lax, biografa e massima inteprete dell’opera di Miró. 80 opere, tra cui 50 oli, terrecotte, bronzi e acquerelli, intense suggestioni futuriste, dadaiste e surrealiste.    


Dove: Verona, Palazzo della Gran Guardia


Quando: dal 21 giugno al 9 settembre


Info: www.mostramiro.it


Opera cult: lo studio di Palma di Maiorca, ultimo buen retiro dell’artista, scenograficamente ricostruito all’interno degli spazi espositivi


 


 “Philippe Parreno”
In un filmato c’è Marilyn (2012), è il ritratto del fantasma di Marilyn Monroe, la diva più amata, evocato durante una seduta spiritica in una suite del Waldorf Astoria Hotel di New York. Nell’altro l’artista algerino (1964), che vive e lavora a Parigi, mostra cupe vedute di un giardino nero creato in Portogallo. Parreno realizza dagli anni ‘90 opere multimediali che comprendono filmati, sculture, performance e scrittura.


Dove: Basilea, Fondation Beyeler


Quando: fino al 30 settembre


Info: www.fondationbeyeler.ch


Opera cult: i testi scritti dal robot del mito Marilyn nella carta da lettere del Waldorf Astoria


 


“Tracey Emin: Love is What you Want”
Duecento opere per raccontare uno dei personaggi più mirabolanti e appassionati del gruppo di artisti dell’avanguardia inglese lanciato negli anni ’90 dal mecenate Charles Saatchi (oltre a Emin, Damien Hirst, i fratelli Dinos e Jake Chapman, Jenny Saville e Mark Quinn). Autoreferenziale, narcisista, Tracey lavora su un solo argomento: se stessa.  


Dove: Londra, Hayward Gallery, al Southbank Centre


Quando: fino al 29 agosto


Info: www.loveiswhatyouwant.com/


Opera cult: Manca, ma rivive evocata la celeberrima tenda “Everybody I ever slept with”, con scritti i nomi di tutti gli amanti di Tracey dal 1963 al 1995. Bruciata una decina d’anni fa, nel rogo dei depositi del collezionista Saatchi, nei Docklands, l’artista s

12 June 2012
 
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