

Il mondo gira attorno a Kiefer. E porta in mostra, nei maggiori musei, le sue opere possenti che hanno la forza dei ricordi d'infanzia. Le memorie di un bambino nella Germania devastata del dopoguerra, di un ragazzo in viaggio solitario dall'India al Pakistan, folgorato sulla strada della seta e delle dottrine esoteriche. Anselm Kiefer è l'artista che ha spopolato, nei mesi scorsi, al Guggenheim di Bilbao, lo stesso che la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ha invitato nel 2011 a dialogare con l'opera di Emilio Vedova. Da maggio a novembre prossimi, infatti, nei Magazzini del Sale di Venezia sarà allestito, con la cura di Germano Celant, il suo grande ciclo di pitture in bianco e nero: enormi quadri, libri e vetrine che rimandano ai miti del paesaggio e a leggendarie storie ancestrali, dall'Antico e Nuovo Testamento alla Kabbalah. Un complesso di opere create appositamente dall'artista tedesco nel nuovo studio parigino, dove si è da poco trasferito dopo anni di isolamento a Barjac, nella Francia più profonda e solitaria.
A pochi mesi dalla sua apertura, nel 2009, la Gagosian Gallery di Roma non si è fatta scappare un omaggio alla produzione più aggiornata del titanico tedesco, l'unico artista vivente, dopo Braque, onorato di un posto nella collezione del Louvre (dal 2007). 62 anni, tra i massimi protagonisti dell'arte europea del dopoguerra, Kiefer possiede un talento speciale nel riscrivere la storia (tragica) del mondo, dal crollo di Babele a Ground Zero alle guerre infinite che infiammano il Pianeta, mescolando, con la leggerezza del genio, materiali pesanti e strofe poetiche (Ingeborg Bachmann e Paul Celan, i preferiti), scienza e spiritualismo, alchimia e concetti matematici.
Nei 700 metri quadrati del palazzo neoclassico di via Ricasoli, ha mandato in scena le sue sculture costruite con pile sbilenche di piombo, modulate come pagine di un libro. Basta sfogliarle, ed ecco saltar fuori i temi ricorrenti nell'opera di Anselm il magnifico. Come quello, straordinario, delle grandi navi, simbolo di culla, o bara, navi piombate sempre in battaglia contro le onde del destino. Emblematica la `Verunglückte Hoffnung (Il naufragio della speranza) ispirata al capolavoro di Caspar David Friedrich, una cruda metafora del fallimento delle aspirazioni umane mandate a fondo dall'iceberg immenso dell'indifferenza. Affascinante la Danae, una splendida fregata fatta esplodere nel porto di Trieste nel 1812. Kiefer l'ha fatta grigia e decorata con girasoli - quello nero fu uno dei primi motivi pittorici di Anselm giovane apprendista - e granelli d'oro zecchino (forse un rimando al viennese Klimt), a ricordare la passione rovente che condusse Zeus a esprimere il suo amore per la dea greca in forma di pioggia d'oro.
E dopo la tempesta, ecco quel che resta, secondo Kiefer, nell'Hortus Philosophorum: macerie, brandelli ma anche semi impazziti, che prima o poi germoglieranno. Spiega l'artista, con la pazienza gentile ereditata dal suo maestro di charme e altre magie, Joseph Beuys: `Le macerie sono come il fiorire di una pianta, il culmine radioso di un incessante metabolismo, l'inizio di una rinascita. E più a lungo possiamo posticipare il riempimento degli spazi vuoti, meglio e più intensamente riusciamo a produrre un passato che continua nel futuro come se riflesso in uno specchio. L'Ora Zero non esiste. Il vuoto svela il suo opposto dentro di Sé`.
Nel 2004, per la galassia milanese dell'HangarBicocca (15 mila metri quadrati), Kiefer ha realizzato la monumentale opera I Sette Palazzi Celesti, o Torri a più piani, in cemento armato grezzo (acquisita nel 2005 diventando un'installazione permanente). Alte 16 metri, pesanti 80 tonnellate ciascuna, le sbalorditive e vacillanti architetture, si ergono a ricordare le pagine topiche di un libro sulla Grande Storia. Le sette torri rappresentano i sette gradini della scala che porta alla conoscenza, ma anche i principi metafisici. Ai piedi di una torre sono appoggiate 7 mila stelle cadenti che rimandano alla fredda luce della conoscenza, lo stadio in cui l'alchimista Kiefer raffina dal caos la gemma d'oro. Le immagini di Hangar Bicocca, quando andarono in scena a Milano, lasciarono i visitatori senza respiro.
0
0
0
0
1