
E' una festa per gli occhi la mostra `Arcimboldo, 1526-1593: Natura e Fantasia`, appena inaugurata a Milano. Gli stravaganti ritratti composti di ortaggi, pesci, tronchi d'albero, frutta, fiori, libri, conchiglie, tuberi, fiamme e spighe di grano hanno conservato, attraverso i secoli, la loro fresca irriverenza, i colori brillanti, l'esoterica capacità di trasformare il grottesco in arte seducente e spiritosa. Capricci, bizzarrie, giochi illusionistici tradiscono, però, una rara conoscenza della botanica, della zoologia e del mondo naturale. I quadri e i disegni di Giuseppe Arcimboldi, detto anche Arcimboldo, fondono il serio e il giocoso, l'abilità pittorica e lo sberleffo, il concreto e il trasognato.
Molto apprezzato da Picasso e dai surrealisti dell'inizio del secolo scorso, Arcimboldo fu riscoperto in una mostra americana del 1936 dedicata ai pittori fantastici, dopo secoli di oblio. In vita Arcimboldo si conquistò una fama internazionale che adesso sta rinascendo: al museo del Louvre i suoi quadri sono i più ricercati dai visitatori dopo la Gioconda. Si sa che Leonardo da Vinci, con la sua serie di disegni di volti grotteschi e deformi, ritratti con lucida precisione, furono un'ispirazione per Arcimboldo. A metà del Cinquecento Milano era costellata da grandi officine artistiche che si dedicavano alla produzione di oggetti in oro, argento e pietre preziose oltre a tessuti, codici miniati e abiti da cerimonia.
La mostra curata da Sylvia Ferino-Pagden, del Kunsthistorisches Museum di Vienna, circonda il nucleo delle diciotto teste `composte` di Arcimboldo con opere di artisti attivi a Milano nel Cinquecento. Sono minuscoli e magnetici i disegni di Leonardo e della sua scuola: Melzi, Lomazzi, Procaccini, Luini e Figino. Fra i disegni di Arcimboldo ci sono molti studi di animali, dai topi ai cinghiali, e alcuni progetti per slitte degne di una fiaba di Andersen. Le vetrate create per il Duomo, con angeli e serpenti, bagnate da una fredda luce nordica, risalgono al periodo in cui l'artista lavorava con il padre Biagio a Milano.
L'uomo che compare in un autoritratto con il volto scarno e magnetici occhi chiari, sviluppò la sua potenza visionaria, in piena libertà, solo quando approdò alla corte degli Asburgo, a Praga e a Vienna. Era stato chiamato per la sua capacità di creare eventi, ma diventò ritrattista di corte. Aveva iniziato a ideare il suo stile allegorico già a Milano, forse influenzato dai carnevali popolari e dalle pitture comiche. Arcimboldo fù uomo di corte, artista ben retribuito ma anche organizzatore instancabile di feste in maschera per cui ideava costumi estrosi e originali.
Coltissimo, fine conoscitore delle Metamorfosi di Ovidio e delle opere di Plinio il Vecchio, a Vienna Arcimboldo trovò l'ambiente ideale per la sua curiosità divorante. Era l'epoca della creazione a Vienna della famosa Wunderkammer, la stanza delle meraviglie, punto d'incontro fra le sorprese del mondo naturale e la capacità dell'ingegno umano di trasformarle. Sommo alchimista, Arcimboldo ci attrae nel suo mondo fantastico dove la fronte di un imperatore è una zucca, il mento un riccio di castagna e le orecchie cappelle di funghi appena schiusi. Le nature morte che si trasformano in volti quando vengono riflesse in uno specchio influenzarono anche Caravaggio.
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