
A Parigi, in questo autunno gelido, gli appassionati d'arte si dividono fra due mostre antitetiche: le ninfee di Monet al Grand Palais e la grande mostra di Jean-Léon Gérome al museo d'Orsay. Tanto le opere tardive di Claude Monet rasentano il metafisico, l'immateriale, la trascendenza dalla materia ritratta, tanto i quadri del grande `pompier` accademico, nemico degli Impressionisti, sono concreti, spettacolari, cromaticamente sfarzosi, apertamente erotici e spesso centrati sullo spettacolo della violenza.
Gérome, allievo di Delaroche e di Ingres, fu considerato, in pratica, il pittore ufficiale del Secondo Impero. Nella mostra parigina, la prima dedicata a questo artista reazionario dalla morte di Gérome nel 1904, non poteva mancare il suo Napoleone a cavallo che contempla la Sfinge nel deserto egiziano. Il Settecento e la corte del Re Sole, il mondo dell'antichità greca e i suoi filosofi, i gladiatori al Colosseo, la morte di Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte in tutte le salse, la morte del maresciallo Ney: Gèrome usava i pennelli, e la scultura, per raccontare delle storie. Molte produzioni hollywoodiane, da Ben Hur a Il Gladiatore, si sono ispirate alla sua visione iperrealista, densa di sangue, belve feroci e belle donne discinte.
Ma forse è nella veste di pittore orientalista che Gérome lascia il suo segno più ricco di visionaria potenza. I suoi interni di moschee, i suoi harem, i suoi paesaggi orientali, i suoi mercati degli schiavi, le sue odalische, i suo cavalieri arabi, i suoi spazi ricoperti di piastrelle decorate di fregi azzurri, sono bagnati da una luce aurea, trasognata. Nei suoi viaggi in Egitto e in Medio Oriente l'austero artista, allora il più famoso di Francia, si lascia andare a una sorta di festa dei sensi e ritrae il mondo che lo circonda senza sentirsi obbligato a trasmettere lezioni di Storia, ma piuttosto delle storie. I leoni e le tigri che abbondano nelle sue tele sono sicuramente un omaggio a Delacroix.
Rapidamente scoperto dai collezionisti americani, oggi molte delle sue opere sono custodite nei musei di Dayton, Minneapolis e Baltimora. A New York collezionisti privati, che si sono innamorati dell'orientalismo quando era ancora relativamente accessibile, negli anni Sessanta, esibiscono opere di Gérome nei loro appartamenti. Nel museo di Amburgo c'è una delle sue tele più enigmatiche. La mostra di Parigi, organizzata assieme al Museo Getty di Los Angeles e al Museo Thyssen- Bornemisza di Madrid, ha opere famose, come `L'Incantatore di Serpenti`, ma forse insiste un po' troppo sui quadri di grandi dimensioni e di facile lettura. C'è anche un Gérome più sommesso ed esoterico, più segreto e ambiguo, ancora più affascinante.
Non si perdonò a Gérome il suo mettersi di traverso all'ascesa di Manet e il suo opporsi all'acquisto da parte dello stato francese dell'opera di Gustave Caillebotte. Fu un anti-modernista convinto, un reazionario monolitico. Fece un abile matrimonio, con la figlia del più grande riproduttore di opere d''arte della seconda metà dell'Ottocento in Francia, Adolphe Goupil, garantendosi la capillare diffusione della sua visione pittorica. Il suo successo ci ha fatto forse dimenticare che fu un ottimo professore all'Ecole Nationale Supèrieure des Beaux Arts, a Parigi. Fu attaccato da Emile Zola per il suo uso della fotografia come ispirazione per le sue tele ma soprattutto per l'invadenza del suo immaginario, riprodotto ovunque. Alla sua morte, nel 1904, le tele di Gérome acquistate dai collezionisti americani avevano perso almeno un terzo del loro valore.
Anche se nell'aria gelida di Parigi le code sono molto più lunghe per andare a contemplare le rarefatte e quasi mistiche ultime opere di Monet, la carnalità sensuale, i colori simili a gemme preziose e le storie cinematografiche di Jean-Léon Gerome attirano, in media, cinquemila persone al giorno.
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