Matisse, Picasso, Malevich: in Olanda gli artisti che hanno sdoganato la modernità

di Melisa Garzonio

San Pietroburgo, 1915, l'artista ucraino Kasimir Malevich si converte all'astrazione e mette in mostra una tela a quadrati bianchi e neri. Più che una notizia è un pugno alla tradizione. `Dov'è finita l'arte? Siamo in un deserto`, gli intellettuali moscoviti lo snobbano. Tra i pochi a scommettere su quel quadro, c'è un mecenate russo, Sergej Shuckin, cliente ingordo del più bulimico mercante di Parigi, Paul Durand-Ruel, che l'ha appena svezzato ai piaceri delle avanguardie. Quando nel 1893 Sergej eredita dal padre lo splendido Palazzo Trubetskoy, nel centro di Mosca, appende il Quadrato nel salone delle feste. Gli ospiti guardano, chiedono, non capiscono. Eppure, `Black Square` è ancora oggi una delle opere più influenti di tutto l'Astrattismo.


La mostra di Amsterdam - Parla russo e francese, con una forte inflessione spagnola, la mostra `Da Matisse a Malevich. Pionieri dell'arte moderna dall'Ermitage`, aperta fino al 17 settembre nel palazzo secentesco dell'Ermitage di Amsterdam, la nuova sede olandese del museo di San Pietroburgo inaugurata l'anno scorso. La formula è quella di far conoscere al pubblico di tutto il mondo i tesori accumulati nei forzieri russi, così, dopo la mostra sui gran balli dei Romanov del 2009, ecco 75 capolavori scelti nella sterminata galleria di dipinti acquistati nei primi decenni del Novecento dalle due leggendarie famiglie di collezionisti moscoviti, gli Shukin e i Morozov.


Il tesoro diviso fra l'Ermitage e il Pushkin - Ritrovate alla fine della grande guerra impilate in un cassone di un anonimo magazzino di Mosca, le raccolte dei due mecenati, entrambi ricchissimi imprenditori nel ramo tessile, proprietari di case favolose e immense, tornano alla luce solo dopo la Rivoluzione d'Ottobre del 1917, per essere esposte nel Museo moscovita della nuova pittura occidentale. Tempi difficili: i due sfidanti lasciano il campo, Shukin va in esilio a Kiev, Morozov in Svizzera. Nel 1948 il tesoro viene spartito fra l'Ermitage di Leningrado e il Museo Pushkin di Mosca.


Ivan Morozov dirige le collezioni - A dirigere le due collezioni, divenute pubbliche, viene chiamato Ivan Morozov, che di sicuro avrebbe continuato a fare l'industriale se il fratello maggiore, Mikhail, scomparso nel 1903, non si fosse invaghito degli impressionisti collezionando tele di Degas, Manet, Renoir, Monet, Munch e Bonnard, poi donate alla Galleria Tret'yakov di Mosca. Uno dei suoi primo acquisti è `Inverno a Louvecienne` di Alfred Sisley. In realtà gli piace trattare direttamente con gli artisti, e ci sa fare. Maurice Denis gli porta a casa una stupenda tela simbolista, `Storia di Psiche`, Pierre Bonnard esegue `Mattina a Parigi` e `Sera a Parigi` praticamente su misura per le pareti di Palazzo Morozov.


Sergey Shukin (1854-1936), lo sfidante, rientrato da Kiev è emigrato a Parigi, dove vive in pianta stabile frequentando galleristi e bouquiniste, alla sua morte lascia unico erede il figlio Ivan, uomo dai molti interessi, finissimo studioso di arte islamica. Collezionista di gusti anarchici, attento a non lasciarsi scappare le novità, Shukin vede un palmo più in là di Morozov. Basti dire che la sola opera cubista entrata nella collezione del rivale è il `Ritratto di Ambroise Vollard` di Picasso. Shukin, al contrario, compra a scatola chiusa. E' così che si accaparra i migliori Picasso sul mercato parigino – la mostra ne propone 12, tra cui il capolavoro del periodo Blu `La bevitrice d'assenzio` - e quasi una quarantina di Matisse. Del solare francese, che del colore fece una ragione di vita, arrivano in casa Shukin tele con i meravigliosi interni con vasi di fiori e odalische, danzatrici e giocatori di bocce, e l'opera più nuda e ed essenziale di tutte, la `Camera rossa`, il capolavoro dipinto nel 1908, punto di non ritorno, salto acrobatico nella modernità. Malevich, Matisse, Picasso, la triade delle avanguardie del 900, ma non sono i soli a brillare ad Amsterdam. Con loro anche Kandinsky, Van Dongen, Derain, Dufy, Marquet, De Vlaminck e tutti gli altri che parteciparono al cambio di staffetta che rivoluzionò il percorso della pittura, non manca nessuno.

19 marzo 2010
 
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