Logan Thilbault (Zac Efron), sergente dei marines, è appena rientrato negli Stati Uniti dalla terza missione in Iraq, portando con sé l'unica cosa che crede lo abbia aiutato a rimanere in vita. Si tratta della fotografia di una donna sorridente di cui non conosce nemmeno l'identità: l'ha trovata sepolta nella sabbia e da allora non se ne è più separato. Deciso a dare un nome al volto che gli ha fatto da portafortuna, scopre che si tratta di Beth Clayton (Taylor Schilling). Dopo essersi presentato alla sua porta, dopo la diffidenza iniziale, Logan riesce a farsi assumere da lei e lentamente comincia ad occupare un posto sempre più grande nel suo cuore.
Quando l’uomo che ha scritto I passi dell’amore incontra l’uomo che ha diretto Cuori in Atlantide, lo spettatore non se la passa molto bene. Peccato, perché l’ultima fatica di Scott Hicks gode di buon ritmo e passabili interpretazioni dell’ex teenager di High School Musical Zac Efron e della piacevole scoperta Taylor Schilling, già protagonista in Tv della serie Mercy. A rendere inaccettabile Ho cercato il tuo nome è una scrittura, letteraria e filmica, che per essere accessibile a un pubblico generalista si attesta sul grado zero della semplificazione drammaturgica. La storia dell’ex marine Logan - che attraversa l’America a piedi per raggiungere la casa da Mulino Bianco di una donna (bruttina? Manco a parlarne; antipatica? Figuriamoci!) la cui foto lo ha “protetto” nella guerra in Iraq - è un classicheggiante bigino di psicologia spiccia pieno di traumi post bellici e immancabili voice over, come ausilio per tradurre in immagini i pensieri dei protagonisti. Hicks vorrebbbe raccontare per ellissi ma, tagliando, perde pezzi di narrazione per strada. Rimangono dialoghi zeppi di frasi che ben figurerebbero come status di profili Facebook adolescenziali («Per trovare una luce bisogna attraversare l’oscurità») e una asfittica linea comica affidata alla veterana Blythe Danner, qui nei panni della nonna della protagonista Beth. L’obiettivo era commuovere; il risultato è un’opprimente sensazione di claustrofobia da sala.
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