Alberto, milanese doc, viene trasferito a San Marco di Castellabate, un paesino in provincia di Salerno.
Dopo il trauma iniziale dovuto alla difficoltà di ambientarsi in una dimensione completamente differente da quella di origine, il protagonista scopre la bellezza architettonica, la gastronomia e il calore contagioso del sud che, anche grazie ai colleghi autoctoni Mattia e Maria, lo porterà a liberarsi dei tanti pregiudizi nordisti.
E così, insieme alla moglie Silvia, Alberto imparerà a godersi la vita con libertà.
C’è un brianzolo, aspirante cumenda, che mira a un posto al sole a Milano, anche per far contenta la moglie, casalinga irrequieta e guardia padana.
L’impiegato fa di tutto, si finge anche invalido in carrozzella per salire in graduatoria, ma lo beccano subito e per punizione viene spedito in un paesino in provincia di Salerno, sospeso tra la montagna e il mare.
E sospeso nel tempo, dove non c’è criminalità, né monnezza per le strade, come dicono le cronache, ma dove si danno tutti delle gran pacche sulle spalle, bevono litri di caffè e non vedono l’ora di spiegare che in Italia si sta bene, come cantava Paolo Rossi.
A questo punto viene da chiedersi se davvero serviva prendere in prestito dai francesi Giù al Nord, super campione d’incassi in patria, per allestire un commedia così ovvia, innocua e leggera, priva di mordente e ambizioni: che ancora una volta restano solo nelle intenzioni e finiscono in barzelletta.
Sia Bisio che Siani provano finalmente a misurare le rispettive maschere, in parte riuscendoci.
Ma fa ridere constatare che per mettere all’indice i pregiudizi si punti proprio sui luoghi comuni.
Così, l’unica cosa genuina che resta è la mozzarella. Chi ha visto il trailer, comunque, ha già visto tutto.